Il borsello di Aldo Tolomelli


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Aldo Tolomelli girava sempre con un borsello. Non so di preciso cosa ci fosse dentro a quel borsello. Nella mia testa ho sempre immaginato che ci fossero le tessere dell’ANPI, i bollini delle sottoscrizioni e un fazzoletto tricolore. Chiunque abbia preso un pullman per Marzabotto, per Sabbiuno, per Amola, per Cavezzo, chiunque sia venuto in piazza il 25 Aprile lo ha visto: Tolomelli era l’ANPI. Era sufficiente la sua presenza con il fazzoletto tricolore al collo o, ancor meglio, con la bellissima bandiera di rappresentanza, e si poteva dire che l’ANPI c’era, che l’ANPI sosteneva, aderiva, era d’accordo. Era un presidio costante il suo, prima di tutto fisico e pragmatico. Un presidio -esercitato con fazzoletto, borsello e sigaretta- ai valori ancestrali della lotta di Liberazione, possibile, con siffatta naturalezza, solo a chi quella lotta l’aveva vissuta da protagonista.
Adesso che Aldo Tolomelli non c’è più, vorrei che quel suo borsello, indiscutibilmente fuori moda, rimanesse appeso alle spalle di ognuno di noi. Vorrei che la sua passione e il suo impegno, a cavallo tra dovere storico e indiscussa militanza, riuscissero ad entrarci dentro in qualche modo. Vorrei che quel modo di fare –le tessere, l’organizzazione, la presenza, la politica- potesse contaminare con inatteso successo questo tempo così diverso. Vorrei che la sua lezione -umile, tenace, inconsapevole- non ci abbandonasse. Un Tolomelli inesorabile e meticoloso, che portava a casa la tessera la mattina del primo gennaio (e neanche troppo tardi), rimarrà non solo nel ricordo, ma nell’agire e nel presidio valoriale che ognuno di noi, grazie a persone come lui, ha il dovere di perseguire quotidianamente.

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